Lo zen e il tiro con l’arco – Eugen Herrigel [Recensione Libro]

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Di cosa parla “Lo zen e il tiro con l’arco”?

Di zen? E quindi di buddhismo, spiritualità e filosofia?

 

Si parla della pratica del tiro con l’arco? Si…e no.

 

Ma di cosa si parla quindi?

 

In “Lo zen e il tiro con l’arco” si parla di tutti i concetti espressi sopra e di tanto altro.

Si parla di tutto e del contrario di tutto, sopratutto se ci addentriamo nella lettura di determinate tematiche nipponiche con dei preconcetti occidentali o con una mentalità troppo rigida.

 

Lo zen e il tiro con l’arco

Il libro viene concepito durante il periodo trascorso dall’autore in Giappone come professore universitario.
Eugen Herrigel infatti era un professore di filosofia tedesco che decise di trasferirsi per un periodo nella cittadina nipponica di Sendai dopo aver ricevuto un invito formale come docente per delle classi universitarie.

 

Durante la sua permanenza si avvicina allo studio dello zen mediante una disciplina in cui si applica da secoli: il tiro con l’arco.
Questa sarà l’occasione per aprirsi ad un mondo nuovo, complicato quanto esaltante, che lo porterà a compiere profonde riflessioni sulla vita e su se stesso.

 

Nel corso degli anni questo libro ha avuto un grandissimo successo anche per il vantaggio di trattare i complessi temi orientali con un’ottica occidentale, seppur distaccata di uno studioso di filosofia.

 

Il maestro e l’allievo

Ne “Lo zen e il tiro con l’arco” uno degli elementi importanti è sicuramente il rapporto tra il maestro e l’allievo.

Questo legame in Giappone è estremamente sentito in tutte le discipline con il maestro che prende in maniera figurata “sulle spalle” il proprio allievo accudendolo e insegnandogli con attenzione la disciplina e pretendendo in cambio una devozione e un’obbedienza assoluta.

Infatti inizialmente l’allievo non avrà le capacità e le basi per poter discutere con il maestro o addirittura mettere in discussione le regole ma dovrà solo assorbire tutte le nozioni come una spugna e con obbedienza cieca.

A volte gli insegnamenti sono quasi velati più che diretti, le nozioni vengono trasmesse ma l’allievo deve anche avere la capacità di saper “rubare con gli occhi”.

 

…” “Un giorno, in un esauriente colloquio con il signor Komachiya, gli chiesi perché il Maestro si fosse limitato per tanto tempo a osservare i miei vani sforzi per tendere l’arco ‘spiritualmente’; perché insomma non avesse fin dal principio insistito sulla giusta respirazione.

“Un grande maestro” rispose “deve essere allo stesso tempo anche un grande educatore, da noi l’una cosa non va senza l’altra. Se avesse iniziato l’insegnamento con esercizi di respirazione , non avrebbe mai potuto convincerla che lei deve ad essi qualcosa di decisivo. I suoi tentativi dovevano prima naufragare perché lei fosse pronto ad afferrare il salvagente che lui le offriva…” “

 

L’allontanamento dell’Io

Per raggiungere dei risultati l’allievo deve abbandonare se stesso: le proprie convinzioni, i propri pregiudizi, i propri punti di forza e quelli di debolezza sono sono delle zavorre che lo allontanano dall’obbiettivo finale.

Non è certo facile liberarsi da anni e anni di nozioni, di convinzioni, di teorie e di studi per creare il vuoto dentro se stessi, ma è l’unica via per comprendere lo zen.

Soltanto abbandonando l’idea di centrare il bersaglio si riuscirà nell’intento, il tiro con l’arco non è solo un esercizio fisico o tecnico ma anche e sopratutto spirituale.

 

Distaccandosi dal piacere e dal non piacere, dalla gioia e dal dolore, dalla vittoria e dalla sconfitta, riuscendo a vederci da fuori allontanando quindi tutti gli elementi di disturbo e facendo un lavoro interno piuttosto che esterno si riuscirà a trovare la giusta via.
Il tiro con l’arco è soltanto un mezzo per arrivare ad un fine più grande.

 

Il risveglio e lo zen

È doveroso esprimere due parole sullo zen, anche per capire cosa ci attende leggendo questo libro che cita una parola a volte abusata e non sempre compresa.

Zen deriva dal cinese Chan che a sua volta deriva dal sanscrito dhyana e questo già rende l’idea dello spessore millenario che porta con se.

Un prima traduzione può essere “visione e consapevolezza” ossia una profonda comprensione ottenuta tramite la meditazione.

Nato in India, arriva in Cina e infine portato dai monaci buddhisti in Giappone, lo zen diventa una forma di buddhismo che nell’arco degli anni si divide in varie scuole con il punto comune della pratica meditativa zazen.

Nello zen si cerca comprendere la realtà, vedere al cuore delle cose evitando speculazioni intellettuali.

Lo zen è una via, è uno stato mentale e spirituale, è coscienza, consapevolezza, è l’espressione “qui e ora”.
Ci sono diverse discipline e pratiche per avvicinarsi allo zen come ad esempio: la poesia, la cerimonia del tè, il teatro, le arti marziali, l’arte della spade e il tiro con l’arco.

Quindi tornando alla domanda iniziale: di cosa parla “Lo zen e il tiro con l’arco”?

Parla di un bellissimo percorso di una persona occidentale che inizialmente si scontra con le difficoltà di cultura così lontana dalla sua ma che imparerà ad apprezzare e portarsi dentro, migliorando se stesso e il mondo intorno a lui in un tutt’uno.

Consiglio questo libro a tutti coloro che sentono un bisogno interiore di conoscenza, di liberazione, di comprensione, di armonia, di pace.

Lo consiglio a tutti coloro che amano la cultura orientale, a tutti coloro che vogliono mettersi alla prova, a tutti quelli che vogliono liberarsi dalle etichette imposte spogliandosene per raggiungere una nuova coscienza e consapevolezza di se stessi e di quello che li circonda.

Andrea Garofalo

Andrea Garofalo

Amante della scrittura, del marketing digitale, dell'informatica, del Sol Levante, delle arti visive e delle moto. Cerco di unire queste e altre mie passioni nel mio lavoro.

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