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Punto di Vista: Perché è così Difficile Cambiare Idea

Punto di Vista: Perché è così Difficile Cambiare Idea

Punto di vista: perché è così difficile cambiare idea.

 

Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso.
Lev Tolstoj

 

“Chi non può cambiare idea non può cambiare nulla” era solito dire George Bernard Shaw e la sua linea di pensiero sembra mettere d’accordo diversi uomini di successo dei nostri giorni.

Il sistema Trial and Error è il core method al quale si ispira il moderno metodo scientifico sperimentale. Non basta formulare un’ipotesi e una tesi, occorre stressare i preconcetti e le convinzioni, pensare altrimenti e formulare un’antitesi. Solo così sarà possibile giungere ad una sintesi che sia il risultato di tesi e antitesi.

Think out of the box è il mantra dei moderni Mavericks, di coloro che non si sono accontentati degli ipse dixit ma che hanno voluto scandagliare e sezionare la realtà.

Questi moderni Nemo, ricordano il capitano del Nautilus che, alle verità calate dall’alto e ai preconcetti, preferiva la scoperta e la costante ricerca della verità.

 

Punto di vista e ricerca della verità

 

punto di vista

 

The pursuit of truth, la ricerca del vero non può che passare dalla messa in dubbio del proprio punto di vista.

Il moderno Cartesio direbbe Dubito ergo sum. Cambiare idea non è sintomo di debolezza o indecisione ed è un pattern che dovremmo adottare.

Secondo Jeff Bezos le persone vincenti e che hanno ragione sono proprio coloro che adottano punti di vista e idee differenti frequentemente.

L’ancoraggio è tra i bias più letali poiché in virtù di decisioni del passato ci frena dal prenderne di nuove, differenti e migliori. Ci aggrappiamo al primo input informativo che riceviamo, ci schieriamo e iniziamo a ingabbiare la realtà nel nostro schema e a vedere tutto monocromatico. Senza sfumature non esisterebbero le possibilità.

Limitiamo così le opportunità e ci costruiamo con le nostre mani una gabbia, un muro impenetrabile di convinzioni a prova di caterpillar. Ignoriamo persino le evidenze che dimostrano che la strada intrapresa è errata e interpretiamo a nostro favore ogni evento.

Richard Branson sostiene che non sempre saremo in grado di prendere la decisione giusta e che “a volte è necessario indirizzarsi verso una nuova strada, perché le circostanze e le opportunità sono cambiate”.

Steve Jobs cambiava idea molto spesso, non si faceva condizionare dalle azioni pregresse e non si ancorava alla scelte precedenti.

 

Fondamentale mettersi in discussione

 

Il vero leader è sempre pronto a mettersi in discussione, a rivedere la strategia ed il proprio punto di vista e fare un passo indietro.

Vedere la realtà come un caleidoscopio di colori e guardarla da diverse angolazioni ci aiuta a prendere decisioni lavorative e personali illuminate senza convincerci dell’incrollabilità delle nostre ipotesi iniziali.

Un approccio scientifico e analitico, data driven e data oriented, basato sulle evidenze e sulle esperienze può aiutarci a contrastare i bias radicati nel nostro metodo d’azione.

La meta finale non è avere ragione ad ogni costo ma costruire una strategia vincente che porti ad un risultato misurabile.

Nel corso del tempo nuovi dati e nuove informazioni possono aiutarci a cambiare idea quando prendiamo decisioni.

 

Invertire la rotta prima di finire in un burrone

 

cambiare idea

 

E’ giusto se si seguono alcune regole tra cui:

 

  1. Monitorare i nuovi dati disponibili che validano il pensiero e non rimanere indifferenti di fronte alla esperienze emotive che possono alterare la propria opinione.
  2. Avere cura di comunicare in modo chiaro le motivazioni del cambiamento di rotta affinché le persone intorno a noi possano comprenderne le cause.

 

Nella vita di tutti i giorni dubitare dei patterns mentali, mettere in discussione le euristiche e gli ancoraggi, analizzare le azioni è fondamentale per giungere a decisioni illuminate.

Questo metodo va applicato costantemente poiché ci protegge dagli effetti deleteri di scelte sbagliate.

Mettere in discussione i nostri comportamenti ed il nostro punto di vista sulle cose mette le ali alla nostra libertà.

 

Il mito della caverna

mito della caverna

 

Non c’è nessun uomo più schiavo di colui il quale non vede le proprie catene.

 

Il platonico mito della caverna allude a quegli uomini che, incatenati ad una propria visione della realtà, non si fanno contagiare dall’esperienza e dagli input esterni. Nulla contamina la loro monolitica visione che li assuefà all’immobilismo.

Ecco che il loro mondo diviene quell’antro buio della caverna dal quale non immaginano nemmeno di uscire. Prigionieri di una illusione di libertà che non contempla lo spazio al di fuori del microcosmo/prigione che si sono costruiti.

Anche qualora, un uomo di buona volontà, si addentrasse nell’alcova, non verrebbe ascoltato, verrebbe preso per pazzo da costoro, tanto è radicata la loro reale illusione di libertà.

Le ombre sono l’unica realtà esistente che monoliticamente si ostinano a difendere come unica verità possibile. Il dubbio, il sole che li abbaglierebbe se uscissero non può salvare costoro perché la caverna è una prigione che abita dapprima dentro di loro.

Lo schiavo liberato decide di rientrare nella caverna per condividere e comunicare agli altri prigionieri ciò che ha visto per aiutarli a liberarsi dalla prigionia.

Egli verrà deriso, schernito e additato come folle e arriveranno perfino ad uccidere, insieme a lui, ogni possibilità di far penetrare la luce nelle loro volontarie tenebre.

 

Conclusione

 

Erich Fromm in “Fuga dalla libertà” analizza proprio tutti quegli schemi che mettiamo in campo per autosabotare il nostro diritto alla libertà.

Chi monoliticamente non mette mai in discussione il proprio punto di vista e i suoi comportamenti non vedrà mai più in là del proprio naso e rischierà di perdere le migliori occasioni che la vita gli propone poiché “E’ nel momento delle decisioni che si plasma il nostro destino” Tony Robbins

Le persone con una buona autostima e che si sentono bene con se stesse hanno una minore resistenza a cambiare punto di vista; grazie ad una mente più aperta sono molto più ricettive al cambiamento.

Inoltre non hanno paura di cambiare idea e condividere le motivazioni per cui lo fanno.

Possedere una mentalità aperta comporta farci continuamente domande piuttosto che accontentarci sempre delle medesime risposte. Significa contemplare continuamente la possibilità di sbagliare e impegnarsi per correggere e migliorare.

 

Alla base del Kaizen, del miglioramento continuo, non può che esserci il diritto di cambiare consapevolmente idea e punto di vista.

 


jessica siniQuesto articolo è stato scritto da Jessica Sini esperta e appassionata di scrittura creativa, marketing, social media, entertainment.

Circa l'autore

Riccardo Fontana

Da sempre ho come sogno quello di aiutare, ispirare le persone a diventare la loro migliore versione possibile. Da questo obiettivo nasce il blog. Nella vita di tutti i giorni mi occupo di digital marketing e Cooperazione Internazionale. Non smetto mai di formarmi ed applico quotidianamente la filosofia del Kaizen: il miglioramento continuo.

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